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domenica 23 febbraio 2020

Bando presentazione poster infermieristici

OPI Brescia, intende valorizzare, diffondere e promuovere studi, esperienze, buone pratiche, implementate oppure in fase di sperimentazione, con un bando in due edizioni, destinato agli infermieri ed infermieri pediatrici, iscritti a OPI BRESCIA, per la presentazione di poster scientifici nelle seguenti aree: 
Area clinico-assistenziale-relazionale: rientrano in tale area quei progetti /esperienze/ ricerche che sono rivolti a ricercare ed evidenziare le best practice in area clinico assistenziale, e ad individuare strumenti e metodologie efficaci per promuovere la presa in carico dell’assistito e della famiglia nei diversi setting clinici-assistenziali.
Area formazione-educazione: rientrano in tale area quei progetti /esperienze/ricerche che sono rivolti alla promozione ed alla gestione della salute e del benessere del paziente, delle famiglie e dei care giver, oppure progetti che evidenziano le best practice già adottate o propongono strumenti efficaci per la formazione verso colleghi, studenti, pazienti e famiglie.
Area gestionale-organizzativa: rientrano in tale area quei progetti /esperienze/ricerche che sono rivolti ad evidenziare le best practice e ad individuare strumenti efficaci per quanto riguarda: capacità di gestione dei collaboratori, benessere al lavoro, gestione dei conflitti, gestione risorse umane e materiali, modelli organizzativi, esperienze organizzative, rete integrata, continuità assistenziale.
Area deontologia ed etica professionale: rientrano in tale area esperienze e/o proposte di buone pratiche per affrontare dilemmi e casi etici in ogni ambito professionale

CARATTERISTICHE DEI LAVORI: i lavori presentati possono consistere in: studi già conclusi, esperienze dirette, lavori di tesi già implementati, progetti ancora in fase di sperimentazione con risultati preliminari disponibili, condotti anche in équipe multidisciplinari e multiprofessionali purchè all’interno vi sia almeno un infermiere o infermiere pediatrico iscritto a OPI BRESCIA che dovrà essere uno dei delegati a presentare il lavoro nelle sessioni poster. 
IL BANDO PREVEDE DUE EDIZIONI CON DUE SESSIONI DI ESPOSIZIONE.
Prima edizione, dal 15 marzo al 31 maggio 2019. Con esposizione fine ottobre 2019 e fine gennaio 2020.
Seconda edizione dal 1 dicembre 2019 al 31 marzo 2020. Con esposizioni fine aprile e fine maggio 2020.
PER PARTECIPARE ALLA SELEZIONE:
Inviare il lavoro completo presentato da un abstract (titolo, autori, introduzione, materiali e metodi, risultati, conclusioni, bibliografia) tramite la sezione in home page  "BANDO POSTER IN AREA INFERMIERISTICA pubblicato sul sito di OPI BRESCIA  entro la data di scadenza della edizione prescelta.
I lavori pervenuti verranno valutati e selezionati dal gruppo POSTER della commissione Formazione e Ricerca che lavora a questo progetto e dal Comitato Tecnico Scientifico di OPI Brescia secondo i seguenti criteri: rigore scientifico/metodologico, innovazione proposta, pertinenza rispetto alle aree proposte, ricadute operative, possibilità di applicabilità/riproducibilità esterna/in altre realtà
In data 1 luglio 2019 verranno comunicati gli esiti della selezione della prima edizione, le date e le sedi delle esposizioni poster. (In provincia di Brescia)
In data 16 marzo 2020 verranno comunicati gli esiti della selezione della seconda edizione, le date e le sedi delle esposizioni poster. (In provincia di Brescia)
I SELEZIONATI DOVRANNO:
• Richiedere tutte le autorizzazioni necessarie all’esposizione dei lavori,
• garantire la disponibilità a presenziare all’esposizione del poster e, per alcuni lavori selezionati, anche a relazionare sul lavoro prodotto in entrambe le sessioni
• produrre a proprio carico un poster secondo le seguenti indicazioni:
- DIMENSIONI 700X1000 mm compresi i bordi esterni,
- AREA STAMPABILE A1: 594X841 mm,
- ORIENTAMENTO verticale,
- BORDI: superiore 106 mm, laterali+inferiore 100mm,
- RISOLUZIONE PER LA STAMPA: 300dpi,
- SUPPORTO cartoncino bianco,
- logo fornito da OPIBRESCIA ed eventuali altri loghi
15 giorni prima dell’inizio delle sessioni,  inviare il file del poster in formato pdf (A3, CM 42X29,7)
all’ indirizzo mail info@opibrescia.it tramite la piattaforma WeTranfer per l'invio di allegati di grandi dimensioni. 

1pos

venerdì 21 febbraio 2020

Consenso informato e trattamento infermieristico.

Consenso informato: il ruolo dell’Infermiere nella corretta informazione al Paziente. Si tratta di un momento di espressione di consapevolezza e di compartecipazione al progetto di salute.

Il consenso informato rappresenta l’accettazione, espressa dal Paziente, ad un trattamento in maniera libera e diretta, dopo essere stato informato:
  • sulle modalità di esecuzione,
  • i benefici,
  • gli effetti collaterali,
  • i rischi ragionevolmente prevedibili,
  • l’esistenza di valide alternative terapeutiche
E’  quindi un Momento di espressione di consapevolezza e di compartecipazione al progetto di salute, entro cui si inserisce l’atto sanitario”mentre non deve essere vissuto come un mero adempimento burocratico volto alla tutela da sequele giudiziarie, né va inteso come occasione di conflitto fra professionista sanitario e paziente, ma rappresenta un momento fondamentale dell’alleanza terapeutica.
Le Leggi dello Stato che rendono necessaria la forma scritta sono le seguenti:
– DPR 16/06/1977 n. 409 in materia di trapianti di organi;
  • Legge 05/06/1990 n. 135 in materia di AIDS;
  • Decreto Ministeriale 15/01/1991 in materia di terapia con plasma derivati ed emoderivati;
  • Decreto Ministeriale 27/04/1992 in materia di sperimentazione scientifica;
  • Legge 12/08/1993 n. 201 in materia di prelievo ed innesto di cornea;
  • Legge 08/04/1998 n. 94 in materia di uso di medicinali al di fuori delle indicazioni autorizzate;
  • Legge 19/02/2004 n. 40 in materia di procreazione assistita.
La Raccolta del consenso informato avviene in forma scritta anche per le seguenti situazioni particolari:– Prescrizione di farmaci per indicazioni non previste dalla scheda tecnica o non ancora autorizzati al commercio, purché la loro efficacia e tollerabilità sia scientificamente documentata (in pratica ricalca l’obbligo già previsto dalla Legge 94/1998);
– Prescrizione di terapie mediche non convenzionali, che possono essere attuate senza sottrarre il paziente a trattamenti scientificamente consolidati e previa acquisizione del consenso informato scritto quando si tratti di pratiche invasive o con più elevato margine di rischio, oppure quando il paziente ponga pregiudizialmente scelte ideologiche;
– Prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche che, a causa delle possibili conseguenze sull’integrità fisica della persona o per il grave rischio che possono comportare per l’incolumità della persona, rendano opportuna una manifestazione documentata della volontà del paziente.
Nella pratica si tratta delle ipotesi di:
  1. Interventi chirurgici;
  2. Procedure ad alta invasività;
  3. Utilizzo di mezzi di contrasto;
  4. Trattamenti con radiazioni ionizzanti;
  5. Trattamenti che incidono sulla capacità di procreare;
  6. Terapie con elevata incidenza di reazioni avverse;
  7. Trattamenti psichiatrici di maggior impegno.
E’ principalmente un atto medico, l’infermiere è coinvolto nel processo di acquisizione del consenso in duplice veste, ovvero come operatore che agisce autonomamente nell’ambito delle proprie competenze professionali, con le stesse forme e modalità previste per il consenso all’atto medico; ma anche come componente dell’équipe che attua le prescrizioni diagnostiche-terapeutiche di carattere medico, e concorre al processo di informazione dell’assistito e di acquisizione del consenso.
Il Nostro Codice Deontologico cita in molti articoli il rispetto della volontà della persona che è affidata alle cure assistenziali, ne esamineremo i principali.
All’ Art. 3 – Rispetto e non discriminazione specifica come “l’Infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale”.
Ancoranell’Art. 4 – Relazione di cura, delinea che “nell’agire professionale l’Infermiere stabilisce una relazione di cura, utilizzando anche l’ascolto e il dialogo. Si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono coinvolgendo, con il consenso dell’interessato, le sue figure di riferimento, nonché le altre figure professionali e istituzionali. Il tempo di relazione è tempo di cura.
L’Art. 17 “…L’Infermiere informa, coinvolge, educa e supporta l’interessato e con il suo libero  consenso, le persone di riferimento, per favorire l’adesione al percorso di cura e per valutare e attivare le risorse disponibili”
L’articolo cardine, su cui si deve basare il nostro operato, rispetto al tema del consenso informato, è l’Art. 15 – Informazioni sullo stato di salute “L’Infermiere si assicura che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento, riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate. Non si sostituisce ad altre figure professionali nel fornire informazioni che non siano di propria pertinenza”.
Ma il nostro codice delinea anche qualcosa di ben specifico rispetto all’assistenza infermieristica, infatti all’Art 33 – Documentazione clinica, sancisce che “L’Infermiere è responsabile della redazione accurata della documentazione clinica di competenza, ponendo in risalto l’importanza della sua completezza e veridicità anche ai fini del consenso o diniego, consapevolmente espresso dalla persona assistita al trattamento infermieristico”, ponendo l’accento sul trattamento infermieristico proposto al paziente, che deve risultare visibile nella documentazione e condiviso con il paziente stesso.
Pertanto, in documentazione deve risultare evidente e inconfutabile, l’aver concordato con la persona assistita, il trattamento proposto.
Consenso informato e trattamento infermieristico.

lunedì 10 febbraio 2020

Responsabilità infermiere: ultime sentenze

Responsabilità professionale dell’infermiere

Fermo restando che il fondamento della posizione di garanzia ricoperta dall’infermiere nei confronti del paziente è ravvisabile proprio nella sua autonoma professionalità, quale soggetto che svolge un compito cautelare essenziale nella salvaguardia della salute del paziente, essendo onerato di vigilare sul decorso post-operatorio ai fini di consentire, nel caso, l’intervento del medico, sussiste, in ipotesi di sua accertata condotta omissiva, una sua propria responsabilità professionale distinta da quella del medico, tanto da non esser oggi più considerato “ausiliario del medico” bensì un “professionista sanitario”.
Cassazione penale sez. IV, 21/11/2017, n.5

Affidamento della cura dei pazienti in codice bianco

Il modello di ambulatorio infermieristico “See and Treat”, laddove prevede la validazione postuma del medico sul percorso valutativo e terapeutico delineato dall’infermiere, non comporta una irragionevole alterazione dei rispettivi ambiti di responsabilità. Infatti, tale validazione non limita né esclude la responsabilità diretta dell’infermiere ed è coerente con le funzioni di supervisione rimesse al medico, che le esercita anche tramite collegamento telematico con il servizio ST.
T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 19/10/2016, n.10411

Responsabilità professionale dell’infermiere del pronto soccorso

Sussiste la responsabilità professionale dell’infermiere del pronto soccorso addetto al triage che risponde di omicidio colposo del paziente deceduto per un ritardato intervento indotto da una sottovalutazione dell’urgenza del caso.
Cassazione penale sez. IV, 01/10/2014, n.11601

Responsabilità dell’infermiere strumentista

È responsabile per danno erariale il personale dipendente, medico e paramedico, di un’azienda sanitaria in caso di dimenticanza di materiale estraneo nel corpo del paziente operato, allorquando risulti evidente la grave colpevolezza del chirurgo e del personale infermieristico, nonché il nesso causale tra la loro condotta e l’evento dannoso, avendo ciascuno concorso, mediante un contributo causale, addizionale e indipendente (ossia non voluto e non concordato), al verificarsi del danno.
(Nella specie, la Corte dei conti si è pronunciata in merito alla dimenticanza di una pinza nell’addome del paziente, configurando la responsabilità concorrente sia del primo e secondo operatore, che dell’infermiere strumentista tenuto alla conta iniziale dei ferri chirurgici ed alla verifica degli stessi al termine dell’intervento).
Corte Conti, (Umbria) sez. reg. giurisd., 11/12/2013, n.138

Responsabilità professionale dell’infermiere

Anche l’infermiere assume una posizione di garanzia nei confronti del paziente, nel senso che rientra tra le competenze (non solo del sanitario, ma anche) dell’infermiere quella di controllare il decorso della convalescenza del paziente ricoverato in reparto, sì da poter porre le condizioni, in caso di dubbio, di un tempestivo intervento del medico.
Anche l’infermiere, quindi, svolge un compito cautelare essenziale nella salvaguardia della salute del paziente, essendo onerato di vigilare sul decorso post operatorio, proprio ai fini di consentire, nel caso, l’intervento del medico, cui poi spetta di adottare i pertinenti provvedimenti per salvaguardare la salute del paziente.
(Da queste premesse, la Corte ha annullato la sentenza di non doversi procedere pronunciata nei confronti dei sanitari e degli infermieri, cui era stato contestato l’avvenuto decesso del paziente per una serie di omissioni che avevano caratterizzato il decorso post operatorio: la Corte ha ritenuto erroneo l’assunto del giudice di merito che aveva, tra l’altro, affermato l’insussistenza dell’obbligo dell’infermiere, nei casi dubbi, di sollecitare l’intervento del medico di turno).
Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 20/06/2011, n. 24573

Infermiere generico ed infermiere professionale

Al lavoratore che agisca in giudizio per ottenere l’adeguamento della retribuzione al presunto sovramansionamento subito spetta l’onere della prova in ordine al compimento di prestazioni riconducibili ad elementi qualificanti tipici della qualifica superiore, raffrontandoli espressamente con i profili caratterizzanti detta qualifica.
Così, nel caso specifico, relativo al la pretesa di taluni infermieri generici di essere inquadrati, per le mansioni svolte, nella superiore qualifica di infermieri professionali, è risultato non adeguatamente soddisfatto l’onere probatorio posto a loro carico visto che gli stessi si erano limitati a dedurre che, a fronte della mancata presenza di infermieri professionali nel corso del proprio turno i ricorrenti avevano dovuto coprire le relative funzioni, senza, tuttavia, specificare né quali fossero le mansioni “superiori”, o le manovre più qualificanti esperite, né dedurre alcunché sullo svolgimento dei compiti di carattere organizzativo ed amministrativo tipici dell’infermiere professionale.
Nel corso dell’istruttoria, inoltre, era emerso che i compiti effettivamente svolti dai soggetti in parola erano in realtà riconducibili, comunque, alla qualifica loro propria, visto che, eventuali mansioni astrattamente qualificabili come “superiori” venivano svolte senza assunzione della relativa responsabilità alla presenza, in particolare del medico di turno che ne supervisionava l’esecuzione.
In definitiva, quindi, il giudice ha respinto il ricorso ritenendo non raggiunta la prova, in ordine allo svolgimento, prevalente, di mansioni superiori, sia dal punto di vista quantitativo, per il mancato svolgimento di attività di matrice organizzativa, sia quello qualitativo, vista la complessiva assunzione della responsabilità per l’esercizio delle mansioni superiori da parte del medico di turno.
Corte d’Appello, Potenza, Sezione L, Civile, Sentenza, 17/06/2010, n. 441

Somministrazione di un’errata terapia

Sussiste la responsabilità dell’infermiere per aver somministrato al paziente una errata terapia prescritta dal medico in quanto, pur essendo vero che soltanto quest’ultimo è tenuto ad individuare e disporre la terapia da praticare, ciò nondimeno l’infermiere, proprio poiché in possesso di professionalità e competenze specifiche, non può ritenersi mero esecutore materiale della terapia farmacologica prescritta e non può esimersi, ove il caso si presti, dalla opportuna interlocuzione con lo stesso medico al fine di ricevere conferma della correttezza della prescrizione.
Corte di Cassazione, Sezione 3, Civile, Sentenza, 12/04/2016, n. 7106

Controllo del paziente a rischio di caduta dal letto

L’infermiere in servizio presso un ospedale, in nome della posizione di garanzia rivestita e del conseguente obbligo di protezione nei confronti del paziente, a tenuto a intervenire a salvaguardia del rischio di caduta dal letto e, quindi, in caso di paziente che si trovi esposto a tale rischio, per le condizioni di disorientamento, di agitazione o di confusione mentale, è tenuto ad apporre le sponde di protezione al letto, non potendosi giovare neppure del rifiuto opposto dal paziente, superabile richiedendo l’intervento del medico di guardia.
(Da queste premesse, è stato rigettato il ricorso avverso la condanna di un’infermiera per il decesso a seguito di caduta dal letto di un paziente, in una vicenda in cui l’imputata, pur avvedutasi della mancata apposizione delle sponde di protezione e del rischio di caduta dal letto per le peculiari condizioni del paziente, aveva omesso di intervenire per adottare la suddetta misura volta a evitare il verificarsi dell’evento accidentale della caduta, peraltro ampiamente prevedibile).
Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 17/05/2013, n. 21285

Formazione professionale del personale infermieristico

In tema di responsabilità professionale, è erroneo l’addebito per l’evento lesivo subito dal paziente elevato a carico del primario del reparto che fondi il profilo di colpa sull’inosservanza dell’asserito obbligo  del primario di garantire la formazione professionale del personale infermieristico e di vigilare sulla esaustività di tale formazione. Una tale prospettazione trascura di considerare che l’infermiere ha una autonoma posizione di garanzia nei confronti del paziente, che trova fondamento nella autonoma professionalità dell’infermiere stesso, che va oggi considerato non più ausiliario del medico, ma professionista sanitario.
Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 21/01/2016, n. 2541

Erronea somministrazione di un composto medicinale da parte dell’infermiere

La preparazione di un composto medicinale da somministrare è certamente un atto medico di competenza del medico chirurgo, il quale può delegarne a persona competente l’esecuzione materiale, ma deve sempre controllare, proprio perché si tratta di atto solo a lui riferibile, la corretta esecuzione dell’operazione.
Ma anche a non voler considerare atto medico la preparazione del composto, non per questo verrebbe meno la responsabilità del medico chirurgo per l’erronea somministrazione da parte dell’infermiere, non potendosi applicare il principio di affidamento (in forza del quale ciascuno risponde delle conseguenze della propria condotta, commissiva od omissiva, e nell’ambito delle proprie conoscenze e specializzazioni, mentre non risponde, invece, dell’eventuale violazione delle regole cautelari da parte di terzi).
Ciò in quanto tale principio non si applica nel caso in cui all’agente sia attribuita una funzione di controllo dell’opera altrui, onde, in questa evenienza, egli risponde secondo le regole ordinarie delle condotte colpose del terzo da lui riconoscibili ed evitabili.
(Ciò che si verifica, con riferimento ai rapporti tra il medico chirurgo e l’infermiere, in quanto la funzione di quest’ultimo, nel corso dell’intervento chirurgico, è di assistenza del personale medico cui vanno riferite le attività svolte).
Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 16/06/2008, n. 24360
Risultato immagini per responsabilitàinfermiere

sabato 1 febbraio 2020

Il tuo infermiere: intervista all’autore Gioacchino Costa

Un libro scritto da infermieri per infermieri. Un libro scritto pensando a chi è stanco di sopportare turni massacranti, a chi non ne può più della solita routine, di svolgere ogni giorno meccanicamente le stesse azioni, di prodigarsi in attività svilenti come la pulizia degli ambienti o il rifacimento letti. “Il Tuo Infermiere”, di Gioacchino Costa, è un libro che intende aiutare gli infermieri italiani a prendere in mano la propria vita e la propria professione per esercitarla nel modo migliore possibile, a un livello più elevato.

Intervista a Gioacchino Costa

LIBRI D’IMPRESA (LI): Cosa troverà in questo libro il giovane infermiere che si appresta a cominciare la sua vita professionale, o l’infermiere “navigato” che vuole cambiare le cose e ottenere lo stile di vita a cui ambisce?
GIOACCHINO COSTA (GC): In questo libro troverà segreti, consigli pratici e strumenti utili per vivere al meglio la sua professione; scoprirà come vincere i concorsi per un posto pubblico, come scegliere il regime fiscale da adottare, quali sono le caratteristiche che deve assolutamente conoscere del SSN, come dare una svolta al proprio lavoro sfruttando i social network, come interagire positivamente con le altre figure professionali, e molto altro ancora. “Il tuo infermiere” contiene anche il codice deontologico della professioni infermieristiche.
LI: Insomma, è una guida completa sulla professione, un libro che non può assolutamente mancare sulla libreria di ogni infermiere italiano!
GC: Più che altro l’ho pensato come un libro che possa regalare una visione alternativa sulla nostra professione, che possa offrire una nuova prospettiva al lettore, aprendogli la mente e facendolo innamorare di nuovo del suo lavoro.
LI: Pensi che oggi l’amore per l’infermieristica stia scemando? 
GC: Da una parte sì: sono sempre meno gli infermieri in cui si riesce a scorgere ancora la luce dell’amore verso questa splendida professione. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, questa luce è nascosta dietro a una spessa benda intessuta delle tante brutture presenti nel sistema salute. Voglio fornire una visione alternativa di questa nobile e meravigliosa professione nel tentativo di salvarla dagli stereotipi e dagli inganni dei luoghi comuni.
Dall’altra, non è solo l’amore per la professione a mancare, ma anche l’amore per se stessi. Ho deciso di scrivere questo libro proprio perché sono stufo di vedere infermieri che si sottovalutano. Tramite il Metodo I.P.A. (Inner Power Application), voglio aiutare gli infermieri di oggi e di
domani a scovare e applicare la loro potenza interiore per svolgere il loro lavoro in maniera smart, moderna e gratificante. Voglio aiutarli a riconoscere dove sono inseriti, e soprattutto chi sono davvero: solo così otterranno i risultati che cercano, il riconoscimento altrui, la vita che sognano. Voglio che si tolgano la benda dagli occhi e che illuminino il mondo!
LI: Sei l’ideatore del portale e dell’app “Il tuo infermiere”. Di cosa si tratta?
GC: Iltuoinfermiere.it è il portale che sta rivoluzionando il sistema di cure a domicilio in Italia, offrendo assistenza infermieristica di famiglia ai cittadini e opportunità di lavoro agli infermieri. Dopo quasi 20 anni di lavoro come infermiere a domicilio, negli ospedali e nelle cliniche private in Italia e all’estero, ho ideato e creato questa rete sanitaria e assistenziale made in Italy in cui tanti infermieri disoccupati, sfruttati con
contratti ridicoli e per pochi euro all’ora, possano essere, in tutti i sensi, dei “liberi” professionisti.
Il Tuo Infermiere – libro di Gioacchino Costa – Libri d’Impresa
Il tuo Infermiere - libro Gioacchino Costa

Manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide: conseguenze per pazienti e infermieri.

Il Ministero della Salute con la sua recentissima Raccomandazione n.19 per la manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide vuole focalizzare l’attenzione del personale sanitario proprio sulla spinosa tematica della frantumazione delle composizioni orali
L’obiettivo è quello di fornire indicazioni per la manipolazione nei casi in cui non sia possibile somministrare le compresse integre e quando le attività di allestimento non siano effettuate dalla farmacia.
Tra le forme farmaceutiche disponibili in commercio, la formulazione orale solida (compresse, capsule rigide, pillole) risulta essere la più diffusa nell’ambito della pratica clinica, perché non invasiva, di facile maneggevolezza, semplicità nei metodi di preparazione e di stabilità del prodotto finito. Circa il 64% della popolazione italiana di età superiore ai 65 anni assume una terapia orale e, fra questi, il 40% è a rischio di disfagia a seguito di alterazioni primarie della meccanica della deglutizione correlate all’invecchiamento, oppure secondarie a patologie croniche o ad altre patologie neurologiche.

Quando si effettua la manipolazione?

L’alterazione della forma farmaceutica quale la tritatura delle compresse o l’apertura delle capsule risulta essere la pratica clinica più utilizzata dai professionisti sanitari nella somministrazione della terapia orale in pazienti con difficoltà nella deglutizione, anche quando non raccomandabile e/o siano disponibili forme farmaceutiche orali alternative.
Si evince come la difficoltà nell’assunzione della terapia orale conseguente a disfagia sia spesso un problema sottostimato rispetto alla sua reale diffusione, determinando di conseguenza una realtà in cui è frequente una prescrizione inappropriata della forma farmaceutica rispetto alle difficoltà dei pazienti, una ridotta aderenza al regime terapeutico e conseguente inefficacia, ridotta qualità di vita, aumento dei costi della spesa sanitaria.
Alla luce di tali considerazioni, un metodo a cui i professionisti sanitari possono ricorrere, in caso di difficoltà nella deglutizione e di non disponibilità di forme farmaceutiche alternative orali e non, riguarda l’alterazione della forma farmaceutica attraverso:
  • La triturazione delle compresse
  • La divisione delle compresse
  • L’apertura delle capsule, il cui contenuto spesso viene veicolato attraverso la somministrazione di cibi e/o bevande
La letteratura dimostra come tale fenomeno sia maggiormente diffuso nelle strutture residenziali a lungodegenza, spesso non consapevoli dei rischi correlati e non a conoscenza delle possibili forme alternative disponibili.
Tuttavia, ove non applicabile, l’alterazione farmacologica rappresenta un errore di terapia nonché un atto illecito, spesso non tracciabile, che comporta gravi conseguenze sia all’assistito – a seguito dell’alterazione della bio-disponibilità ed assorbimento, tossicità ed instabilità del farmaco – che al professionista stesso, a seguito della dispersione del farmaco alterato.

Quali rischi si corrono?

La manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide, se non correttamente gestita, può causare:
  • Una potenziale perdita del principio attivo durante la preparazione determinando una riduzione dell’effetto terapeutico;
  • La produzione di sostanze pericolose che possono causare effetti nocivi sul personale infermieristico per inalazione (effetto aerosol);
  • Ostruzione dei presidi, per esempio del sondino naso-gastrico, quando vengono somministrate compresse triturate grossolanamente,
…compromettendo la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari.
Preparazione del farmaco in compresse:
Durante la somministrazione di una forma farmaceutica solida come per esempio le compresse, è buona norma utilizzare solo compresse a rilascio immediato.
Le compresse vanno polverizzate finemente in un mortaio e la polvere va disciolta in almeno 15-30 ml di acqua laddove l’assistito non fosse disfagico ai liquidi. Se il paziente è disfagico l’acqua va somministrata solo se addensata o gelificata.
Se l’assistito è sottoposto a nutrizione enterale è necessario:
  • Interrompere la nutrizione;
  • Lavare la sonda;
  • Somministrare la sospensione con una siringa di volume elevato per evitare un’eccessiva pressione a livello del device;
  • Lavare l’accesso nutrizionale dopo la somministrazione;
  • Effettuare lavaggi tra una somministrazione e l’altra se si somministrano più farmaci.

Non devono essere triturate:

  • Compresse a rilascio modificato: non dovrebbero essere alterate per non danneggiare l’effetto prolungato ed evitare il rilascio dell’intera dose in un breve lasso di tempo;
  • Compresse gastroresistenti: il rivestimento serve per prevenire la Dissoluzione del farmaco nello stomaco e promuoverne l’assorbimento nell’intestino tenue;
  • Compresse sublinguali;
  • Farmaci citotossici: il farmaco potrebbe disperdersi nell’aria se frantumato e l’operatore potrebbe essere esposto all’effetto aereosol (considerare il rischio di esposizione se in gravidanza).
Preparazione del farmaco in capsule
Le capsule di gelatina rigida che contengono il farmaco sotto forma di polvere, possono essere aperte e ci si comporta come per le compresse a rilascio immediato.
Se le capsule sono di gelatina molle, devono essere perforate con un ago, il liquido aspirato e sospeso in acqua con un altro rischio di non aspirare tutto il contenuto ed avere dunque un sottodosaggio del farmaco.
Se all’interno delle capsule sono presenti granuli con rivestimento gastroresistente, questi non devono essere triturati. Se possibile, bisognerebbe far deglutire le compresse in un bolo semisolido o in acqua addensata.
Se non sono disponibili formulazioni orodispersibili, nella comune pratica clinica le polveri derivanti da compresse triturate o capsule aperte vengono disciolte in bevande gelificate.
Raccomandazioni
Le linee guida raccomandano di:
  • Non aggiungere farmaci direttamente nella miscela per nutrizione enterale: analogamente alle interazioni farmaco-farmaco, sono presenti interazioni farmaco-nutrienti che, se sottovalutate, possono avere conseguenze molto serie ed avere un impatto negativo sull’outcome del paziente. Non esistono comunque sufficienti dati in letteratura per dare indicazioni di sospensione della nutrizione enterale in ogni caso, per cui l’interruzione va valutata in base al tipo di farmaco e in base alla risposta clinica del paziente.
  • Non somministrare contemporaneamente più farmaci insieme nella stessa siringa per evitare interazioni farmacocinetiche, farmacodinamiche e chimico-fisiche: il primo timore dei pazienti ospedalizzati è infatti di ricevere il trattamento sbagliato o ricevere due o più farmaci che interagiscano tra di loro negativamente.
Le linee guida indicano inoltre l’utilizzo di acqua sterile, in quanto i sali presenti nelle acque di bottiglia potrebbero interagire con il principio attivo da somministrare.
Risultati immagini per compresse tritate

sabato 18 gennaio 2020

"La storia della terapia" a fumetti di Paolo Traversa e Gianni De Maio.

Egitto-1

Egitto-2

Egitto-3

Egitto-4

Egitto-5

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Egitto-18

Egitto-19

Egitto-20

…ma la storia continua!




Florence Nightingale

L'immagine può contenere: 1 persona, testo e primo piano

Nurse No Panic


Infermieri. Gambe veloci, braccia forti, competenza e coraggio. La lettera di una studentessa in Infermieristica

Lettera di una studentessa in infermieristica, Giorgia Pascale.

 Chi può determinare dove finisce il vecchio e comincia il nuovo? Non è un giorno di festa, né un compleanno né un capodanno. È qualcosa che ci cambia e che idealmente, ci dà speranza. Un nuovo modo di vivere e di vedere il mondo, liberarsi delle vecchie abitudini, dei vecchi ricordi. La cosa importante è: non smettere mai di credere che si può sempre ricominciare. Ma c'è un'altra cosa importante da ricordare: in mezzo a tanta amarezza, ci sono alcune cose alle quali vale la pena di aggrapparsi. E tutto ciò, molti la chiamano attitudine, altri, semplicemente, lavoro, mentre invece, in realtà, è solo un modo di vivere, ciò che fa crescere, un’esperienza di vita.

Ho trascorso molti giorni tra i corridoi del reparto di “chirurgia oncologica “ dell’ospedale “Garibaldi Nesima” di Catania, all’interno del quale mi sono formata, sono cresciuta e ho avuto modo di capire quanto potessi amare questa professione e ciò, soprattutto, grazie all’equipe con cui ho avuto modo di collaborare e che, ad oggi, considero come una seconda grande famiglia. Ho sentito, molte volte, alcuni pazienti, chiamare gli infermieri “angeli “e pensare: “chissà se dentro le pieghe di quella divisa non nascondano un paio d’ali”. Qui non c’è bisogno d’ali.

Quelle non servono. Occorrono invece: gambe veloci, per rispondere, frettolosamente, alle urgenze; braccia forti, per muovere corpi debilitati; occhi attenti, per riconoscere sintomi, comunicare comprensione e trasmettere serenità; spirito forte, per resistere alle lunghe giornate. Ed infine, anche tanto coraggio ed amore, perché se è vero che quando si cura una malattia, si può vincere o perdere, è altrettanto vero che quando ci si prende cura di una persona si vince sempre!

Questo reparto non fu la mia prima scelta. Ricordo ancora il giorno in cui lessi il suo nome tra i reparti di assegnazione ai tirocinanti in infermieristica. Piansi, piansi a dirotto. Quel nome lo associai a tanta tristezza e sofferenza e chi, nella vita, non ha mai vissuto momenti di bui e di sconforto?

Per me, quello, era uno di questi. Non era un luogo in cui volevo e credevo di riuscire a stare, ma successivamente, ho avuto modo di ricredermi. Grazie agli infermieri ed ai pazienti che ho incontrato tra quelle mura, in quelle stanze, per me, inizialmente, paurose, ho capito che questa è la mia strada, il mio posto, il lavoro più bello che ci possa essere, la professione che voglio svolgere nella mia vita, ciò che voglio essere: un’infermiera.

Perché essere un’infermiera è vivere la vita attraverso la vita degli altri: altri che soffrono, altri che non attendono altro che una parola d’affetto o magari, un semplice gesto per tornare a credere e sperare. Ho capito che l’assistenza infermieristica è un’arte, una delle belle arti, anzi, la più bella delle belle arti.

 Giorgia Pascale

Infermieri: Cuore del Servizio Sanitario!


domenica 12 gennaio 2020

Un premio per le migliori tesi infermieristiche

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Rovigo ha chiuso l’attività dell’anno 2019 come meglio non poteva. Grande successo, infatti, ha riscosso la Giornata infermieristica organizzata nella sala Rigolin del Cen.Ser. di Rovigo mercoledì 18 dicembre.
Protagonista dell’evento la docente Annalisa Pennini, personalità di caratura nazionale nonché autrice di molte pubblicazioni e diversi libri sui temi sanitari, che ha catturato l’attenzione della platea con il Corso “La gestione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche. Responsabilità dell’infermiere e strumenti operativi”. Argomento sempre molto sentito all’interno della professione infermieristica e che la relatrice ha magistralmente esplorato nelle sue varie implicazioni.
Protagonisti della giornata di mercoledì sono stati anche i neolaureati in Infermieristica recentemente iscritti all’Ordine provinciale, omaggiati dal Direttivo per celebrarne l’ingresso nella comunità professionale.
“Anche quest’anno – spiegano i responsabili dell’Ordine infermieristico – abbiamo voluto celebrare i nostri nuovi iscritti al termine di un appuntamento che ha riunito professionalità da tutto il territorio. Loro sono il futuro della nostra professione ed è fonte di orgoglio vederli partecipare alle nostre iniziative e, magari, ritrovarli come colleghi nei contesti operativi o all’interno dei futuri Direttivi”. Dulcis in fundo la premiazione delle tre migliori Tesi infermieristiche che si sono distinte per originalità e pertinenza professionale nello scorso anno accademico.
Sul podio si sono posizionate Asia Manfrin, prima classificata con la tesi “La gestione della posizione prona del paziente con sindrome da distress respiratorio acuto in ventilazione meccanica”; Chiara Casaccia, seconda classificata con la tesi “La prevenzione della polmonite da inalazione nella persona con malattia di Parkinson: il ruolo dell’infermiere”; Ilaria Sarto, terza classificata con la tesi “Studio osservazionale sul processo di implementazione del metodo Sbar”. Le vincitrici si sono aggiudicate i premi economici di 500, 300 e 200 euro.
“Il Premio Miglior Tesi – concludono i rappresentanti del Direttivo Opi – rappresenta un punto cardine della nostra programmazione. I lavori premiati sono stati scelti da una Commissione composta da dodici membri interni al Direttivo che hanno esaminato personalmente quindici elaborati. Manfrin, Casaccia e Sarto, con le proprie Tesi, confermano i passi avanti compiuti, anche a livello intellettuale e culturale, dalla nostra professione”.
Un premio per le migliori tesi infermieristiche

È spagnolo l’infermiere più bello del mondo

Posto o non posto, questo il problema

Resta all’ordine del giorno la fatidica questione della salvaguardia della professionalità ai tempi delle communities.
Sembra sempre più difficile - infermieri o no - resistere alla tentazione di pubblicare selfie da condividere con i propri amici virtuali sull'onda dell'entusiasmo del momento. Troppo spesso, però, si corre il rischio di oltrepassare il limite, di macchiare di superficialità l'immagine di una divisa che rappresenta una professione di cura.
Ricordarsi di utilizzare i social responsabilmente, dunque.
Ciò che a Fran si deve comunque riconoscere, da qualsiasi punto la si guardi, è il suo innegabile saperci fare in fatto di comunicazione.
                       

Sanità, Fnopi "Gli infermieri le prime vittime delle aggressioni"

ROMA (ITALPRESS) - Gli infermieri sono i professionisti della Sanità in assoluto più colpiti dagli atti di violenza sugli operatori sanitari...