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domenica 19 aprile 2020

Immagini marzo 2020

Medici per Covid, la protezione civile cerca 300 volontari

I nomi dei medici morti per combattere la pandemia di covid-19

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Noi medici e infermieri dell'Ospedale di Marsala lasciati soli a ...

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Coronavirus, Immagine virale "Medici supereroi": intervista all ...

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domenica 23 febbraio 2020

Sito nuovo Coronavirus - Ministero della Salute


http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

immagine coronavirus

Coronavirus, decalogo istituzioni-Ordini. On line corso formazione ISS

Sul nuovo coronavirus è stato messo a punto un decalogo da Iss e Ministero con Regioni, Ordini professionali e società scientifiche.

Poster e pieghevole

Il poster e il pieghevole con il decalogo sono stati messi a punto, per informare correttamente i cittadini, dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della salute ed hanno raccolto l’adesione degli ordini professionali medici e delle principali società scientifiche e associazioni professionali, oltre che della Conferenza Stato Regioni.

Tutte le spiegazioni (corrette) in dieci punti

In dieci punti sono state riunite le principali indicazioni di prevenzione contro il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 e le più frequenti fake news circolanti, puntualmente smentite.
Chiunque desideri scaricare il decalogo, e/o diffonderlo sui social o “fisicamente” sotto forma di poster o pieghevole, può farlo attraverso i siti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute.

Brusaferro (ISS): “Istituzioni e professionisti garantiscono risposte unitarie”

“L’impegno per prevenire l’epidemia da Sars-Cov-2 passa anche attraverso i comportamenti, che devono essere basati su informazioni corrette. Oggi il virus non circola nel nostro paese, ma seguire le misure raccomandate, a partire dal lavaggio delle mani, ci aiuta a prevenire questa e anche altre patologie infettive – ha commentato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Questo ‘decalogo’ rappresenta anche un bell’esempio di come istituzioni e professionisti garantiscano risposte unitarie ad una possibile minaccia per la nostra salute”.

I promotori dell’iniziativa

All’iniziativa hanno aderito Conferenza Stato Regioni, FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), FNOPI (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche), FOFI (Federazione Ordini farmacisti italiani), FNOVI (Federazione Nazionale Ordini. Veterinari Italiani), CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera), SIM (Società Italiana di Microbiologia), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie), SITI (Società Italia di Igiene e Medicina Preventiva), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), SIMMG (Società Italiana di Medicina Generale), ANMDO (Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere), AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani), FEDERFARMA (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani).

Al via corso di formazione on line dell’ISS

Intanto il Servizio Formazione della Presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sta realizzando un corso online accreditato ECM per rendere i medici, gli infermieri e tutti gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale informati e formati sul nuovo coronavirus Sars-CoV-2, avvalendosi delle attuali evidenze scientifiche.
L’evento formativo, articolato in 3 moduli (28 febbraio, 6 marzo e 13 marzo) per un totale di 16 ore, sarà disponibile a partire dal 28 febbraio sulla piattaforma dedicata alla Formazione A Distanza (FAD) in Salute pubblica dell’ISS.
La piattaforma sarà accessibile 24 ore su 24 nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 10 luglio.
Tra i principali obiettivi del corso:
  • descrivere la natura dell’emergenza sanitaria internazionale e individuare strategie di prevenzione e controllo;
  • identificare gli attori della task force italiana per la gestione dell’emergenza e le fonti ufficiali di informazioni, aggiornamento e coordinamento per le procedure sanitarie connesse alla gestione dell’emergenza;
  • descrivere la definizione di caso di nuovo coronavirus e conoscere i protocolli da attuare nei casi sospetti o accertati;
  • individuare le informazioni utili al personale medico/sanitario per le attività di prevenzione, identificazione e controllo negli ambienti ambulatoriali, ospedalieri e di comunità (nonché disporre di materiale informativo da affiggere in tali ambienti).

Il punto sul coronavirus alle ore 16 del 17 febbraio

Intanto continua l’opera di sorveglianza e monitoraggio della task force.
Situazione casi confermati in Italia:
3 casi confermati. L’ultimo è del 6 febbraio.
L’Istituto Spallanzani (INMI) rende noto un bollettino medico alle ore 12 circa di ogni giorno sulle condizioni di salute dei pazienti ricoverati e sui test dei contatti monitorati.
Situazione casi confermati nel mondo
71.329 casi confermati per il nuovo coronavirus nel mondo dall’inizio dell’epidemia. Di questi, 70.635 casi confermati in Cina (58.182 solo nella provincia di Hubei).
Situazione casi confermati in Europa
47 casi confermati (incluse Russia e Gran Bretagna)
Per ulteriori informazioni:

sabato 22 febbraio 2020

Malattie respiratorie emergenti: il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2)

NUOVO, e ATTUALISSIMO, Corso ECM FAD: costo 20 euro
DESCRIZIONE
E’ più pericoloso il nuovo coronavirus o l’epidemia di notizie non controllate uscite al riguardo? Gli operatori sanitari devono avere fonti attendibili e un quadro generale sul virus, sulla malattia, sulla sua propagazione, sulle misure precauzionali, su quanto è emerso finora in letteratura scientifica, su come comunicare le informazioni e quali risposte dare ai pazienti, smontando le notizie sensazionali e prive di fondamento.
Il corso FAD, primo del suo genere in Italia, affronta la storia dell'epidemia dall’inizio, dai primi casi segnalati, e fornisce informazioni evidence-based di qualità sulle caratteristiche della pandemia, sui possibili scenari futuri, sulla valutazione del rischio, sulla carta d’identità del virus, sulla malattia che causa, su contagio e modalità per evitarlo, sulle misure di sanità pubblica e sull’importanza di una corretta comunicazione/informazione.
Grazie ai link inseriti nei materiali formativi è possibile anche sapere dove trovare aggiornamenti online in tempo reale sulla situazione della pandemia.
APERTO A
infermieri, ostetriche/i, farmacisti, assistenti sanitari, biologi, chimici, dietisti, educatori professionali, fisici, fisioterapisti, igienisti dentali, infermieri pediatrici, logopedisti, ortottisti/assistenti di oftalmologia, podologi, psicologi, tecnici audiometristi, tecnici audioprotesisti, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, tecnici della riabilitazione psichiatrica, tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, tecnici di neurofisiopatologia, tecnici ortopedici, tecnici sanitari di radiologia medica, tecnici sanitari laboratorio biomedico, terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, terapisti occupazionali, veterinari
CREDITI
5.00
SCADENZA
31-12-2020
PREZZO
20.00 €



venerdì 7 febbraio 2020

Definizioni di Linee guida, Protocolli, Procedute e PDTA

Linee Guida, protocolli, procedure e PDTA. Questi strumenti sono parte attiva del lavoro che ogni giorno svolgono Infermieri, Infermieri Pediatrici, Medici, Ostetriche, Professionisti Sanitari, Tecnici, Amministrativi e Operatori Socio Sanitari, nonché tutti gli operatori nell’ambito sanitario.

Per Linee Guida (LG) si intendono delle raccomandazioni di carattere generale che individuano le modalità di assistenza più adeguate in base alle condizioni. Sono redatte partendo dagli studi di settore e con il coinvolgimento non solo di operatori ed esperti ma anche degli stessi pazienti. Il loro sviluppo pertanto è multidisciplinare ed evidence-based. Sono un supporto nelle decisioni pratiche e sottendono sempre ad un preciso risultato pur nel loro carattere generale. Infatti non scendono nei particolari per consentirne l’applicazione in vari setting. Generalmente sono redatte da organi internazionali come RNAOJBISNLG italiano. Esempio: Linee guida “Emorragia post partum: come prevenirla, come curarla”. Ecco alcuni punti chiave delle Linee Guida, esse devono:
  • essere multidisciplinari (coinvolgere tutti gli attori del processo, compresi i pazienti)
  • avare rigore metodologico (se disponibili gli studi su cui si basano debbono essere trial clinici, la LG deve assomigliare ad una revisione sistematica)
  • essere chiare e applicabili (accessibili a tutti nelle intenzioni e nell’applicabilità)
  • avere carattere di indipendenza (la non sponsorizzazione garantisce maggiore rigore metodologico)
Quando si parla di Protocolli quando si intende definire l’applicazione a livello territoriale delle linee guida, ovvero si sono schemi predefiniti di comportamenti attuabili nell’esercizio di professioni sanitarie. Sono prescrittive, il loro mancato adempimento porta a rispondere il professionista delle proprie azioni. Sono schemi di sequenze procedurali molto dettagliate. Il loro fine è quello di garantire efficacia, appropriatezza ed efficienza all’interno dei vari setting assistenziali. Esempio: Protocollo sulla gestione del dolore toracico (SIS-118). Si caratterizzano per essere:
  • riproducibili e applicabili
  • flessibili
  • chiare, concise e complete
Per Procedure intendiamo la sequenza dettagliata delle azioni che riguardano una determinata procedura. Di solito si trovano esplicate all’interno dei protocolli e seguono un andamento logico. Nascono dalla necessità di rendere più omogenee le azioni dei professionisti in un determinato setting che si compone di peculiari standard e possibilità. Sono difficilmente trasferibili, ad esempio, da un’azienda sanitaria ad un’altra. Queste sequenze sono generalmente numerate e possono essere riassunte in uno schema. Esempio: posizionamento SNG (sondino naso gastrico)
Si definiscono Piani Diagnostico Terapeutici e Assistenziali (PDTA), i percorsi predeterminati per la cura e l’assistenza di una determinata patologia. Il loro sviluppo e applicabilità sono multidisciplinari.  Nascono dal modello 4Q. Esplicano in maniera logica e dettagliata il percorso di un paziente affetto da una patologia all’interno di un’azienda. Sono sviluppate a partire da evidenze cliniche e solo dopo aver valutato i comportamenti già adottati in azienda. Fanno riferimento diretto a complicanze, tempi di trattamento, interventi da attuare. Sono una formalizzazione di processi già in essere che necessitano di vedersi valorizzati nella loro definizione. Un esempio: PDTA sulla rottura del femore.
Definizioni di Linee guida, Protocolli, Procedute e PDTA.

sabato 1 febbraio 2020

Manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide: conseguenze per pazienti e infermieri.

Il Ministero della Salute con la sua recentissima Raccomandazione n.19 per la manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide vuole focalizzare l’attenzione del personale sanitario proprio sulla spinosa tematica della frantumazione delle composizioni orali
L’obiettivo è quello di fornire indicazioni per la manipolazione nei casi in cui non sia possibile somministrare le compresse integre e quando le attività di allestimento non siano effettuate dalla farmacia.
Tra le forme farmaceutiche disponibili in commercio, la formulazione orale solida (compresse, capsule rigide, pillole) risulta essere la più diffusa nell’ambito della pratica clinica, perché non invasiva, di facile maneggevolezza, semplicità nei metodi di preparazione e di stabilità del prodotto finito. Circa il 64% della popolazione italiana di età superiore ai 65 anni assume una terapia orale e, fra questi, il 40% è a rischio di disfagia a seguito di alterazioni primarie della meccanica della deglutizione correlate all’invecchiamento, oppure secondarie a patologie croniche o ad altre patologie neurologiche.

Quando si effettua la manipolazione?

L’alterazione della forma farmaceutica quale la tritatura delle compresse o l’apertura delle capsule risulta essere la pratica clinica più utilizzata dai professionisti sanitari nella somministrazione della terapia orale in pazienti con difficoltà nella deglutizione, anche quando non raccomandabile e/o siano disponibili forme farmaceutiche orali alternative.
Si evince come la difficoltà nell’assunzione della terapia orale conseguente a disfagia sia spesso un problema sottostimato rispetto alla sua reale diffusione, determinando di conseguenza una realtà in cui è frequente una prescrizione inappropriata della forma farmaceutica rispetto alle difficoltà dei pazienti, una ridotta aderenza al regime terapeutico e conseguente inefficacia, ridotta qualità di vita, aumento dei costi della spesa sanitaria.
Alla luce di tali considerazioni, un metodo a cui i professionisti sanitari possono ricorrere, in caso di difficoltà nella deglutizione e di non disponibilità di forme farmaceutiche alternative orali e non, riguarda l’alterazione della forma farmaceutica attraverso:
  • La triturazione delle compresse
  • La divisione delle compresse
  • L’apertura delle capsule, il cui contenuto spesso viene veicolato attraverso la somministrazione di cibi e/o bevande
La letteratura dimostra come tale fenomeno sia maggiormente diffuso nelle strutture residenziali a lungodegenza, spesso non consapevoli dei rischi correlati e non a conoscenza delle possibili forme alternative disponibili.
Tuttavia, ove non applicabile, l’alterazione farmacologica rappresenta un errore di terapia nonché un atto illecito, spesso non tracciabile, che comporta gravi conseguenze sia all’assistito – a seguito dell’alterazione della bio-disponibilità ed assorbimento, tossicità ed instabilità del farmaco – che al professionista stesso, a seguito della dispersione del farmaco alterato.

Quali rischi si corrono?

La manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide, se non correttamente gestita, può causare:
  • Una potenziale perdita del principio attivo durante la preparazione determinando una riduzione dell’effetto terapeutico;
  • La produzione di sostanze pericolose che possono causare effetti nocivi sul personale infermieristico per inalazione (effetto aerosol);
  • Ostruzione dei presidi, per esempio del sondino naso-gastrico, quando vengono somministrate compresse triturate grossolanamente,
…compromettendo la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari.
Preparazione del farmaco in compresse:
Durante la somministrazione di una forma farmaceutica solida come per esempio le compresse, è buona norma utilizzare solo compresse a rilascio immediato.
Le compresse vanno polverizzate finemente in un mortaio e la polvere va disciolta in almeno 15-30 ml di acqua laddove l’assistito non fosse disfagico ai liquidi. Se il paziente è disfagico l’acqua va somministrata solo se addensata o gelificata.
Se l’assistito è sottoposto a nutrizione enterale è necessario:
  • Interrompere la nutrizione;
  • Lavare la sonda;
  • Somministrare la sospensione con una siringa di volume elevato per evitare un’eccessiva pressione a livello del device;
  • Lavare l’accesso nutrizionale dopo la somministrazione;
  • Effettuare lavaggi tra una somministrazione e l’altra se si somministrano più farmaci.

Non devono essere triturate:

  • Compresse a rilascio modificato: non dovrebbero essere alterate per non danneggiare l’effetto prolungato ed evitare il rilascio dell’intera dose in un breve lasso di tempo;
  • Compresse gastroresistenti: il rivestimento serve per prevenire la Dissoluzione del farmaco nello stomaco e promuoverne l’assorbimento nell’intestino tenue;
  • Compresse sublinguali;
  • Farmaci citotossici: il farmaco potrebbe disperdersi nell’aria se frantumato e l’operatore potrebbe essere esposto all’effetto aereosol (considerare il rischio di esposizione se in gravidanza).
Preparazione del farmaco in capsule
Le capsule di gelatina rigida che contengono il farmaco sotto forma di polvere, possono essere aperte e ci si comporta come per le compresse a rilascio immediato.
Se le capsule sono di gelatina molle, devono essere perforate con un ago, il liquido aspirato e sospeso in acqua con un altro rischio di non aspirare tutto il contenuto ed avere dunque un sottodosaggio del farmaco.
Se all’interno delle capsule sono presenti granuli con rivestimento gastroresistente, questi non devono essere triturati. Se possibile, bisognerebbe far deglutire le compresse in un bolo semisolido o in acqua addensata.
Se non sono disponibili formulazioni orodispersibili, nella comune pratica clinica le polveri derivanti da compresse triturate o capsule aperte vengono disciolte in bevande gelificate.
Raccomandazioni
Le linee guida raccomandano di:
  • Non aggiungere farmaci direttamente nella miscela per nutrizione enterale: analogamente alle interazioni farmaco-farmaco, sono presenti interazioni farmaco-nutrienti che, se sottovalutate, possono avere conseguenze molto serie ed avere un impatto negativo sull’outcome del paziente. Non esistono comunque sufficienti dati in letteratura per dare indicazioni di sospensione della nutrizione enterale in ogni caso, per cui l’interruzione va valutata in base al tipo di farmaco e in base alla risposta clinica del paziente.
  • Non somministrare contemporaneamente più farmaci insieme nella stessa siringa per evitare interazioni farmacocinetiche, farmacodinamiche e chimico-fisiche: il primo timore dei pazienti ospedalizzati è infatti di ricevere il trattamento sbagliato o ricevere due o più farmaci che interagiscano tra di loro negativamente.
Le linee guida indicano inoltre l’utilizzo di acqua sterile, in quanto i sali presenti nelle acque di bottiglia potrebbero interagire con il principio attivo da somministrare.
Risultati immagini per compresse tritate

sabato 4 gennaio 2020

Burnout, cos'è e come misurarlo


Questo test può fornire degli spunti di riflessione sulla percezione del proprio livello di burnout.

Per ciascuna di queste domande assegna un punteggio utilizzando la seguente scala di valutazione:

0 = mai     1 = qualche volta       2 = spesso     3 = molto spesso     4 = sempre
Mi sento emotivamente sfinito dal mio lavoro01234
Alla fine della giornata mi sento sfinito01234
Mi sento stanco la mattina, quando mi alzo e so che devo affrontare un’altra giornata di lavoro01234
Non capisco come la pensano i miei studenti01234
Mi sembra di trattare alcuni studenti in modo impersonale01234
Mi sembra che lavorare tutto il giorno con la gente mi pesi01234
Affronto in modo poco efficace i problemi dei miei studenti01234
Mi sento esaurito dal lavoro01234
Credo di influenzare negativamente la vita di altre persone attraverso il mio lavoro01234
Da quanto ho incominciato a lavorare qui sono diventato più Insensibile nei confronti della gente01234
Ho paura che questo lavoro mi possa rendere emotivamente freddo01234
Mi sento senza energie01234
Mi sento frustrato dal mio lavoro01234
Credo di lavorare troppo01234
Non mi importa davvero ciò che succede ai miei studenti01234
Lavorare con gli studenti mi crea tensione01234
Riesco con molta difficoltà a rendere rilassati e a proprio agio gli studenti01234
Mi sento triste dopo avere lavorato con gli studenti01234
Ho realizzato poche cose di valore con il mio lavoro01234
Sento di non farcela più01234
Nel mio lavoro non riesco ad affrontare i problemi emotivi con calma01234
Ho l’impressione che gli studenti mi ritengano responsabile dei loro problemi01234


Per calcolare la % di burnout=totale punteggio grezzo per 100 diviso 88



ESAURIMENTO EMOTIVO: domande 1,2,3,6,8,12,14,18,20

DEPERSONALIZZAZIONE: domande 5,10,11,15,22

RIDOTTA REALIZZAZIONE: domande 4,7,9,13,16,17,19,21


    La sindrome da burnout esprime con un’efficace metafora il bruciarsi dell’operatore e il suo cedimento psicofisico; è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress fisico e/o emotivo che il loro lavoro li porta ad assumere.



Infermieri e burnout, quella sensazione di non farcela più

Conoscere il Burnout

È descritta come una perdita di interesse nei confronti delle persone con le quali l’operatore svolge la professione ed è definita come condizione caratterizzata da esaurimento emotivo (esaurimento delle risorse e diminuzione dell’energia), depersonalizzazione (atteggiamenti e sentimenti negativi, insensibilità e mancanza di compassione) e mancanza di realizzazione personale (valutazione negativa del proprio lavoro relativo a sentimenti di competenza ridotta) (Maslach & Leiter, 2000).
Maslach e Leiter hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni:
  • deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro;
  • deterioramento delle emozioni originariamente associate al lavoro;
  • un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest’ultimo.
La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non è ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri.
Negli infermieri risultano livelli più elevati di burnout rispetto ad altri professionisti della salute, correlati al contatto diretto prolungato con situazioni di stress e a bassi livelli di soddisfazione sul lavoro.
Indubbiamente le caratteristiche personali influenzano le modalità attraverso le quali ognuno interpreta, analizza e reagisce al contesto, ma non risultano essere le componenti determinanti del burnout.
Alcuni autori rilevano caratteristiche individuali come predisponenti: età superiore ai trenta/quaranta anni, nubilato/celibato, livello culturale elevato. In generale le persone che affrontano le difficoltà con un atteggiamento passivo/difensivo, con ridotte capacità di controllo o che si impegnano maggiormente nel proprio lavoro, risultano maggiormente a rischio (Tomei et al. 2008).
Diversi studi dimostrano un’incidenza maggiore in strutture che si occupano prevalentemente di patologie croniche, nello specifico oncologiapsichiatriamalattie infettive, ma anche reparti come rianimazione e pronto soccorso.
Il coinvolgimento emotivo che si viene a creare con il paziente ha ricadute sugli operatori che tendono a percepire il fallimento della cura come un fallimento personale.
La patologia, la complessità dei trattamenti, la morte, le questioni etiche correlate risultano fattori stressogeni che influenzano l’operatività quotidiana.
Gli studi che riguardano l’incidenza del fenomeno nelle terapie intensive sono scarsi e discordanti. In Europa si parla del coinvolgimento di circa il 30% degli infermieri. Nello specifico degli infermieri di terapia intensiva, risulta un basso esaurimento emotivo, fattore di rischio per la sindrome, ma alti livelli di spersonalizzazione assistenziale.
In generale, il livello di insoddisfazione degli infermieri dei reparti per patologie acute risulta due volte superiore, presumibilmente per un maggior carico di lavoro, insieme ad una riduzione dei tempi relazionali.
Uno studio italiano riporta che sugli elementi del burnout - esaurimento emotivo, realizzazione personale e depersonalizzazione - non emergono differenze statistiche tra i reparti di cronicità e acuzie. Per quanto riguarda l’esaurimento emotivo, risulta nettamente superiore negli infermieri del dipartimento emergenza-urgenza; la spersonalizzazione, invece, risulta assente in tale area, ma elevata nei reparti per patologie croniche (Burla F. et al, 2013).
Nonostante in letteratura esista un consenso generale nel considerare il burnout un fenomeno con un’incidenza maggiore agli esordi della carriera lavorativa (Sentinello & Negrisolo, 2009), si rileva che i soggetti anagraficamente e professionalmente più anziani risultano significativamente più insoddisfatti, dunque a rischio di burnout (Violante et al. 2009).
Dai risultati ottenuti si evince che il burnout non è un fenomeno legato alla contingenza dell’inserimento lavorativo, ma si aggrava nel tempo, in modo graduale.
Come una teiera, ero sul fuoco e l’acqua bolliva; lavorando sodo per gestire i problemi e fare del mio meglio. Ma dopo vari anni l’acqua era tutta evaporata e tuttavia io ero ancora sul fornello: una teiera bruciata che rischiava di spaccarsi
Tale problematica è stata descritta inizialmente da H. Freudenberger e da C. Maslach che portarono avanti le prime osservazioni su tale fenomeno dopo il 1970 all’interno di un reparto di igiene mentale in cui avevano notato in alcuni operatori dei sintomi caratteristici di questo problema.
A partire dai primi anni in cui il fenomeno è stato studiato, esso è stato riscontrato anche in tutti quei mestieri legati alla gestione quotidiana dei problemi delle persone in difficoltà, a partire dai poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, fino ai consulenti fiscali, avvocati, nonché in quelle tipologie di professioni educative (es. insegnanti) che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo, con i disagi degli utenti con cui lavorano e di cui guidano la crescita personale.
Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato.
In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo più a discernere tra la propria vita e la loro.
Il soggetto tende a fuggire l’ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi.
Il Burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l’insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale: l’abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.

Monitorare il Burnout

Per misurare il burnout ci sono diverse scale, ma da ricordare in modo particolare è la scala di Maslach: un questionario composto da 22 domande atte a stabilire se nell’individuo siano attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout.
Ad ogni domanda il soggetto interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensità e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa.
Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi:
  • la prima, preparatoria, è quella dell’entusiasmo idealistico che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale;
  • nella seconda, la stagnazione, il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano con la realtà lavorativa. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire;
  • nella terza fase, quella della frustrazione, il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato. Spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso;
  • nel corso della quarta fase, l’apatia l'interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”.

Le Cause del Burnout

Tra le cause del Burnout troviamo:
  • sovraccarico di lavoro: il disadattamento è presente quando la persona percepisce un carico di lavoro eccessivo (le richieste lavorative sono così elevate da esaurire le energie individuali al punto da non rendere possibile il recupero), quando, anche in presenza di un carico ragionevole, il tipo di lavoro non è adatto alla persona (si percepisce di non avere le abilità per svolgere una determinata attività) e quando il carico emotivo del lavoro è troppo elevato (il lavoro scatena una serie di emozioni che sono in contraddizione con i sentimenti della persona);
  • senso di impotenza: il soggetto non ritiene che ciò che fa o vuole fare riesca ad influire sull’esito di un determinato evento;
  • mancanza di controllo: il disadattamento si verifica quando l’individuo percepisce di avere insufficiente controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro oppure quando non ha sufficiente autorità per attuare l’attività nella maniera che ritiene più efficace;
  • riconoscimento: si ha disadattamento quando si percepisce di ricevere un riconoscimento inadeguato per il lavoro svolto;
  • senso di comunità: è presente disadattamento quando crolla il senso di appartenenza comunitario all’ambiente di lavoro, ovvero quando si percepisce che manca il sostegno, la fiducia reciproca ed il rispetto e le relazioni vengono vissute in modo distaccato ed impersonale;
  • assenza di equità: si ha disadattamento quando non viene percepita l’equità nell’ambiente di lavoro in ambiti quali, ad esempio, l’assegnazione dei carichi di lavoro e della retribuzione o l’attribuzione di promozioni e avanzamenti di carriera;
  • valori contrastanti: il disadattamento nasce quando si vive un conflitto di valori all’interno del contesto di lavoro e cioè quando la persona non condivide i valori che l’organizzazione trasmette oppure quando i valori non trovano corrispondenza, a livello organizzativo, nelle scelte operate e nella condotta.

Effetti del Burnout

A livello individuale

  • atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti;
  • atteggiamenti negativi verso sé stessi;
  • atteggiamenti negativi verso il lavoro;
  • atteggiamenti negativi verso la vita;
  • calo della soddisfazione lavorativa;
  • calo dell’impegno verso l’organizzazione;
  • riduzione della qualità della vita personale;
  • peggioramento dello stato di salute.

A livello organizzativo

  • aumento dell’assenteismo;
  • calo della performance;
  • calo della qualità del servizio;
  • calo della soddisfazione lavorativa.
In accordo con quanto emerso dalla bibliografia, si conferma un ruolo importante del contesto ambientale e organizzativo, su incidenza e sviluppo della sindrome.
principali elementi di prevenzione fanno riferimento alla promozione della salute nei luoghi di lavoro, alla riduzione del sovraccarico orario e alla gestione di sessioni di supervisione.
Le strategie focalizzate sulla persona prevedono il rafforzamento delle risorse individuali, per aumentare la capacità di gestione dello stress lavorativo e il miglioramento delle dinamiche relazionali. Gli interventi di prevenzione e riduzione del burnout saranno tanto più efficaci quanto più riusciranno a cogliere la complessità di questo fenomeno e dovrebbero agire su molteplici livelli, combinando diverse strategie.

Chi si prende cura degli infermieri?





L’interesse e l’amore per la professione, così come l’impegno quotidiano, non sempre riescono a proteggere l’individuo dal logorìo professionale, dalla sensazione di non farcela più, dalla disillusione che si matura con il passare degli anni, quando la realtà sostituisce i sogni e gli ideali professionali.
L’esperienza lavorativa insegna che nelle professioni di aiuto un certo grado di stress è inevitabile e talvolta può rappresentare un segno di sensibilità e di vicinanza all’altro, a condizione però di rimanere entro certi limiti e di ricevere attenzione e risposte adeguate dalle organizzazioni.
Diversamente il malessere trascurato rischia di portare l’operatore a instaurare barriere emotive che determinano un eccessivo distacco dal paziente, fino ad arrivare a questa sindrome.
Tra le professioni d’aiuto, quella dell’infermiere è sicuramente una delle più studiate quando si parla di burnout. Il lavoro a turni, i ritmi intensi delle corsie d’ospedale, il tipo particolare di relazione che si instaura con le persone sono solo alcune delle caratteristiche che rendono questa professione particolarmente vulnerabile nei confronti di tale problematica.
Se da un lato stare accanto ai pazienti è gratificante, perché offre la possibilità di esprimere diversi sentimenti - dei quali quello altruistico è soltanto il più scontato - dall’altro è anche molto faticoso: il confronto continuo con la sofferenza può diventare insostenibile, in quanto comporta un forte impegno anche sul piano emotivo, che rischia di esaurirsi nel tempo.
Occuparsi della sofferenza degli altri in contesti organizzativi via via più complessi, che implicano richieste di assistenza sempre maggiori senza dare la possibilità di elaborare le situazioni, diventa ancora più dispendioso e può indurre gli operatori sanitari a innalzare delle vere e proprie barriere difensive tra loro e il paziente. Come conclusione “si spegne ogni passione”.
La letteratura scientifica sull’evoluzione del burnout sostiene l’ipotesi che esso sia sostanzialmente un fenomeno sperimentato soprattutto nella fase di socializzazione lavorativa. Diversi studi hanno infatti riscontrato che sono i dipendenti con minore esperienza ad ottenere livelli più alti di burnout e che il rischio di incorrere in tale sindrome è più elevato all’inizio della carriera lavorativa (Maslach, Schaufeli E Leiter, 2001).
L’inserimento nella vita lavorativa appare quindi un momento critico, caratterizzato da un processo di acquisizione e di elaborazione attiva di conoscenze e di competenze che permettono all’individuo di affrontare i compiti e le richieste lavorative. Inoltre sostengono che maturando, i professionisti sviluppano i migliori capacità di adattamento e aspettative più realistiche riguardo agli obiettivi del proprio lavoro.
Altre indagini, invece, ritengono che il burnout sia mutevole (Savicki e Cooley, 1994). Esso si manifesta pienamente soprattutto dopo diversi anni di lavoro: chi ne raggiunge alti livelli è più di frequente un infermiere che ha già tanti anni di esperienza alle spalle.
Il burnout può assumere dimensioni rilevanti e cercare di prevenirlo o eventualmente attenuarlo rappresenta un obiettivo fondamentale per ogni organizzazione che desideri tutelare la salute dei propri dipendenti e garantire la qualità delle loro prestazioni.
Oggi i pazienti sono molto più critici che in passato e necessitano di un’assistenza più specializzata e competente. L’invecchiamento della popolazione e le varie riorganizzazioni del sistema sanitario hanno reso i carichi di lavoro sempre più pesanti e le precarie e stressanti condizioni di lavoro incidono sulla capacità degli infermieri di erogare un’assistenza di qualità.
Il turn over del personale non è più garantito, come in alcuni casi anche le sostituzioni del personale in maternità. Nessuna norma riconosce la nostra professione come lavoro usurante. Eppure garantiamo l’assistenza nelle 24 ore con turni massacranti e in situazione di disagio estremo.
Molti di noi abbandonano la professione perché gravati da difficoltà fisiche, eppure nessuna tutela. Coinvolgimento emotivo e depressione per la vicinanza a situazioni umane estreme, patologie a carico del rachide per la movimentazione dei carichi, disturbi del sonno-veglia per il lavoro notturno, turni bizzarri, disturbi metabolici e rischi chimici e biologici.
Oggi l’infermiere in molti casi si trova nella situazione di erogare salute ai cittadini a scapito della propria salute
disturbi di tipo psicologico e fisiologico, che sono correlati a livelli elevati di stress, sono oggi uno dei principali problemi sociali e sanitari; gli esperti in materia ritengono che il 50-80% di tutte le malattie manifestate dai lavoratori, sia strettamente collegato allo stress.
Nell’Unione europea i problemi di stress legati al lavoro sono il 28% delle patologie con il 50-60% di perdita di giornate lavorative e un costo finanziario di 20 miliardi di euro.
Ipotizzare di raggiungere l’età pensionabile senza danni fisici risulta oggi impensabile per la maggior parte degli infermieri; allora, quando riusciremo a far riconoscere la nostra professione come usurante?

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